Per zoonosi si intendono le malattie trasmesse dagli animali all’uomo. Anche se può apparire strano le zoonosi rappresentano tuttora un serio problema di sanità pubblica tanto che il CDC di Atlanta (Centro per il controllo e la prevenzione delle malattie) ritiene che il 75% delle malattie infettive emergenti e il 60% di tutti i patogeni abbiano un’origine animale. Oggi sappiamo che molte specie di animali selvatici sono naturali serbatoi di virus. Non è una novità: nel 1885 Pasteur isolò il virus della rabbia da un animale infetto e riuscì a formulare un vaccino salvando la vita ad un bambino morso da un cane rabbioso. La storia peraltro ci mostra come la maggior parte delle pandemie che hanno afflitto il genere umano sin dall’antichità sono di origine animale. Le epidemie di peste durante l’epoca romana, durante il medioevo e fino al XVI secolo erano veicolate dai roditori (prevalentemente ratti) all’uomo attraverso una pulce che trasferiva la Yersinia pestis (batterio dell’animale) all’uomo. A sua volta l’uomo contagiava altri uomini innescando le epidemie. Oggi la peste è tuttora presente in alcune aree dell’Africa , Sud America, Asia e anche se non in forma epidemica negli Stati Uniti. Anche le varie pandemie influenzali, la
spagnola nel 1918 (con quasi 50 milioni di morti a livello mondiale) e l’asiatica nel 1957 (4 milioni di morti) hanno un’origine animale. Per rimanere ai tempi attuali il covid 19, la SARS hanno origine animale.
Ma quali sono i patogeni che possono passare dall’animale all’uomo? Li distinguiamo secondo la tipologia in:
- Virus (influenze aviarie, West Nile disease, rabbia, monkeypox, encefaliti trasmesse da zecche, dengue);
- Batteri (salmonellosi, brucellosi, listeriosi, borreliosi, peste, febbre Q);
- Funghi (aspergillosi, criptococcosi, sporotricosi);
- Protozoi (giardiasi, criptosporidiosi, leishmaniasi, toxoplasmosi);
- Metazoi (da elminti, come echinococcosi e trichinellosi; da artropodi, per esempio scabbia).
Come si trasmettono?
Le modalità sono diverse:
- Contatto diretto (morsicatura, graffi, contatto con saliva, sangue, urine, feci di animali infetti). Esempi: la rabbia, malattia da graffio del gatto, leptospirosi, le micosi cutanee.
- Ingestione di alimenti o bevande contaminati (es. salmonellosi, brucellosi, listeriosi…). Sono in assoluto le più frequenti in Europa.
- Puntura o morso di zanzare che possono trasmettere all’uomo diverse malattie (Zika virus, West Nile, Dengue, febbre gialla), zecche (malattia di Lyme), pappataci (Leishmaniosi e il Toscana virus), mosche ( tripanosomiasi o malattia del sonno).
- Indirettamente, attraverso il contatto con superfici, acque , terreni contaminati da animali infetti (leptospirosi facendo il bagno in acque dolci contaminate dalle urine dell’animale, febbre Q o carbonchio respirando polveri del terreno contaminate).
Non possiamo passare in rassegna tutte le malattie ma vale una regola generale relativa alla loro pericolosità: sono a maggior rischio i bambini con età inferiore ai 5 anni, gli anziani > 65 anni, le donne in gravidanza e le persone con malattie croniche o con sistema immunitario poco efficiente. Esiste anche un rischio professionale per coloro che sono a stretto contatto con gli animali: allevatori, addetti alla macellazione, veterinari, forestali. Molte specie animali sono un serbatoio di patogeni. Non tutti ovviamente sono trasmissibili all’uomo perché un virus ad esempio non è in grado per la sua struttura genetica di aggredire le cellule umane. Però sappiamo che i virus sono soggetti a frequenti mutazioni che possono esitare sia in una maggiore virulenza o al contrario in una attenuazione. I virus infatti cercano, ai fini della propria sopravvivenza, di adattarsi all’organismo che li ospita. In particolari condizioni però un virus che prima era limitato all’animale serbatoio può mutare dando luogo ad una capacità di infettare le cellule di altre specie, o l’uomo. E’ ciò che è accaduto col covid 19 che verosimilmente è originato dai pipistrelli, si è trasferito in altra specie e poi all’uomo. E’ quel fenomeno che viene chiamato Spillover ovvero il salto di specie. E’ un fenomeno pericoloso perché implica che l’uomo venga colpito da virus da cui prima era indenne e di cui spesso non se ne conosce l’evoluzione clinica. L’ultima pandemia lo dimostra in modo chiaro. Può in alcuni casi avvenire anche il contrario, uno Spillback, cioè il trasferimento da uomo ad animale.
Ciò suggerisce che la convivenza o lo stretto contatto con animali può comportare delle problematiche di sanità pubblica. Allora diviene fondamentale da un lato prevenire e dall’altro ridurre il rischio. A livello preventivo si può fare molto. Lavarsi le mani subito dopo essere stati in contatto con gli animali. Le mani devono
essere lavate anche dopo aver cambiato la lettiera o aver pulito ciotole, gabbie e spazi degli animali domestici. È una delle misure più importanti da adottare per evitare di infettarsi e di diffondere eventuali infezioni perché al pari dell’uomo anche gli animali domestici possono essere colpiti.
Prevenire le punture di zanzare, zecche e pulci con l’uso di repellenti, zanzariere e abbigliamento adeguato ed essere particolarmente attenti quando si viaggia in paesi
ad alto rischio, o si svolgono attività all’aperto (trekking, campeggio).
Preparare e cucinare gli alimenti in modo sicuro, evitando cibi crudi (carni,verdure, pesce) nei paesi a maggior rischio. Evitare i morsi e i graffi degli animali non avvicinandosi o mangiando in loro prossimità. Esiste poi un livello preventivo istituzionale attraverso il controllo della filiera alimentare (dal produttore alla vendita al dettaglio), degli allevamenti, dei macelli, dei mercati (in particolare i mercati ittici), della ristorazione e non ultima la profilassi animale (vacciniamo i nostri animali domestici!). Vi deve essere insomma una
sinergia tra medicina umana e veterinaria. Spesso i controlli vengono vissuti con fastidio ma sono a tutela della salute pubblica. Nessuno vorrebbe mangiare una carne infarcita di antibiotici (allevamenti intensivi) o di provenienza sconosciuta o mangiare del pesce mal conservato.
Riguardo la profilassi umana abbiamo a disposizione diversi vaccini per proteggerci da alcune zoonosi: rabbia, dengue, febbre gialla, encefalite da zecche, encefalite giapponese, influenza, vaiolo delle scimmie. Sono vaccini utilizzati prevalentemente nei viaggiatori e in alcune categorie professionali a rischio.
Altro aspetto importante sono i fattori di rischio che comportano una maggior convivenza e vicinanza animale/uomo. Un primo fattore è il cambiamento climatico: l’aumento delle temperature determina che alcune specie animali possano espandere la loro area di riferimento. Così assistiamo alla comparsa di malattie prima confinate in determinate aree (la dengue ad esempio che ha avuto una grande espansione negli ultimi anni con diversi casi autoctoni anche in Italia, lo stesso dicasi della West Nile) o l’insorgenza di nuove malattie. Pensiamo in via ipotetica se la zanzara che veicola la malaria cominciasse a riprodursi in Europa… Altro fattore è la densità demografica che facilita la diffusione di malattie. L’eccessiva antropizzazione della natura e la deforestazione possono altresì modificare l’ecosistema portando gli animali selvatici sempre più vicini all’uomo o inducendo la riproduzione eccessiva di specie animali che per sfamarsi si adattano all’ambiente urbano (citiamo ad esempio i cinghiali nella città di Roma, le nutrie in pianura o gli ungulati nelle montagne). Un altro fattore è la globalizzazione che ha
incrementato gli spostamenti quotidiani di enormi masse di individui da un paese all’altro.
Concludiamo con una riflessione. Gli animali non vanno demonizzati, sono utili all’uomo (ricordiamo quanto ad esempio sia importante la PET therapy) e la maggior parte delle persone possiede un cane, un gatto o degli uccellini in gabbia.
Proteggiamo loro e proteggiamo noi stessi. Così i nostri bambini potranno tenersi in braccio un cagnolino in tutta tranquillità e donarsi reciprocamente affetto.